Una questione di fiducia

 

Repubblica.it, sito web dell’omonimo quotidiano cartaceo, porta avanti dall’insediamento del Governo Prodi un sondaggio in cui chiede agli intervistati il loro grado di fiducia nel Presidente del Consiglio, nel Governo, nei singoli Ministri e infine nei partiti politici tutti.

Il fatto curioso è che, mentre tutte le maggiori testate abbiano dato grande risalto al calo di fiducia nei confronti di Premier ed Esecutivo, i dati riguardanti la fiducia nei Ministri e nei Partiti Politici sono stati totalmente ignorati.

E dire che invece sono i più interessanti!

Nonostante l’accento meridionale e la leggera balbuzie, Tonino Di Pietro è (anzi, si conferma) il Ministro di cui la gente si fida di più! Dividono il secondo gradino del podio Luigi Nicolais e Pier Luigi Bersani.

Nella classifica di tutti i partiti, si dividono la vetta della classifica Italia dei Valori e Alleanza Nazionale, seguiti da Forza Italia (il Partito Democratico non esiste per me; non si è mai presentato ad una consultazione elettorale e non trovo corretto sommare semplicemente i voti di DS e Margherita).

Come interpreto questi dati? Con una sola parola: COERENZA.

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Sono democratico. Quindi non voto.

Il 14 ottobre si svolgerà l’elezione del leader del nascente Partito Democratico, ossia Walter Veltroni.

Dato che non sono previste elezioni successive, chiamarle “primarie” non ha senso, ma a tutti sono piaciute quelle dell’Ulivo di due anni fa e poi fa sempre scena dire “elezioni primarie” , fa un po’ America.

Io non andrò a votare perché il mio leader di partito è Antonio Di Pietro. E Di Pietro non è tra i candidati.

E allora? Bisogna nominare il leader del PD, mica il mio leader.

Vero, tranne che per un dettaglio: Di Pietro avrebbe voluto correre per la leadership, ma hanno respinto la sua candidatura.

Non hanno fatto scegliere alla gente, hanno scelto loro; e non è che si fosse presentato Berlusconi.

Di Pietro è un Ministro della Repubblica, è sempre stato un fedele alleato della coalizione di centrosinistra e ha un curriculum impeccabile. Perché per votare al Senato è un “compagno”, ma non può correre la sua gara?

Ma allora che elezioni sono? Si sta chiedendo alla gente di scegliere un leader oppure si vuole solo legittimare una scelta già fatta da Fassino e Rutelli, mettendoci il timbro “scelto dal popolo”?

Non mi piace per niente. Mi dispiace, ma questo partito di democratico mi pare abbia solo il nome.

E a me non basta.

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Le tasse sono una cosa bellissima.

Proprio l’altro giorno criticavo il Ministro Padoa bumbum Schioppa per la sua uscita dei “bamboccioni”; oggi dice che «Le imposte sono una cosa civilissima, un modo di contribuire tutti insieme a beni indispensabili come salute, sicurezza, istruzione e ambiente.».

E sapete cosa gli rispondo?

Signor Ministro Tommaso Padoa bumbum Schioppa, sono perfettamente d’accordo con lei e apprezzo molto che finalmente un Ministro dell’economia abbia avuto le palle di dire una cosa così scomoda.

Le tasse mi hanno permesso di studiare, mi hanno permesso di curarmi quando mi sono ammalato (consiglio a tutti il film Sicko di Michael Moore per vedere come stanno i fortunati che non pagano le tasse per la sanità…), hanno permesso negli anni di dare a tutti l’elettricità, il gas e il telefono, hanno permesso la costruzione di strade, rotaie e aeroporti e mille altre cose.

Chi dice che le tasse siano qualcosa di brutto è stupido o in malafede e nei commenti alle dichiarazioni del Ministro appaiono rappresentanti di entrambi gli esempi.

Se l’assist è troppo ghiotto per i rappresentanti dell’opposizione, ed è normale che ci si tuffino a pesce con i soliti commenti per far annuire le gentaglia con QI=0,001, mi fa infuriare che Daniele Capezzone, Radicale, Presidente della Commissione Attività Produttive della Camera, dichiari: «Dopo aver insultato qualche milione di giovani italiani trattati, grosso modo, come un branco di ragazzini che faticano a staccarsi dalla mamma, il ministro Padoa-Schioppa afferma che le tasse sono ‘una cosa bellissima’. Non si sa cosa pensare: forse una gaffe, l’ennesima, forse una beffa crudele ai danni dei contribuenti, forse molto semplicemente il fatto che Tommaso Padoa-Schioppa ha perduto il contatto con la realtà del Paese che dovrebbe governare. Un ministro o un marziano a Via XX Settembre?».

Grazie Capezzone, sei davvero un alleato prezioso, dato che fai parte della Maggioranza di Governo.

Con quel tuo visino da bravo ragazzo e le tue dichiarazioni sempre misurate e calcolate alla Rutelli, sono certo che a te non capiterà mai un a dichiarazione sincera-anche-se-scomoda.

Solo una domanda: senza i soldi delle tasse, tutte le tue belle Attività Produttive come le paghi? Con una colletta?

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Bamboccione a chi, Signor Ministro…?

Su corriere.it di ieri leggo una dichiarazione del Ministro dell’Economia Tommaso Padoa Schioppa che mi fa accapponare la pelle: grazie agli sgravi fiscali agli inquilini in affitto contenuti nella prossima Legge Finanziaria “Mandiamo i bamboccioni fuori di casa”.

Non prendo mai per oro colato quello che riportano i giornalisti e concedo il beneficio del dubbio al Ministro Padoa bum-bum Schioppa, il quale però ancora non ha smentito.

Vado quindi a curiosare sulla pagina di Wikipedia dedicata al Ministro e leggo nella sua biografia: “Figlio di Fabio Padoa-Schioppa, amministratore delegato delle Assicurazioni Generali, ha frequentato il liceo classico a Trieste. Laureato in economia all’Università Bocconi di Milano nel 1966, Master in economia dal MIT di Boston nel 1970, inizia la sua carriera professionale nella Brenninkmeyer per poi passare alla Banca d’Italia (1968).”

Bene Signor Ministro, posso comprendere che lei non abbia la minima idea di ciò di cui sta parlando e mi permetto di darle una piccola delucidazione; vivo in affitto da circa sette anni mantenendomi da solo e credo di essermi fatto una discreta idea della situazione.

I giovani, anche laureati, che non hanno la fortuna di esser figli del CEO di Generali entrano nel mercato del lavoro con stipendi ridicoli (800€/mese quando va bene), e le condizioni non si può dire che migliorino con gli anni; se l’argomento la interessa le consiglio di leggere il libro “Schiavi Moderni”, scaricabile gratuitamente a questo link.

Il canone mensile di affitto di un monolocale a Milano non è mai meno di 450€; andando in condivisione con un’altra persona ce la si può forse cavare con 400€; avanzano quindi 400€ per pagare la spesa alimentare, le bollette, i mezzi pubblici (o benzina ed rc-auto, se ti concedi il lusso delle quattro ruote), il vestiario, la ricarica del cellulare (grazie Bersani!) e gli eventuali divertimenti.

Certo si può forse sopravvivere, ma di sicuro non con la prospettiva di riuscire un giorno a comprare una casa propria.

E allora, Signor Ministro, non me la sento proprio di biasimare i miei coetanei che, pur lavorando, stanno a casa con i genitori finché non hanno abbastanza denaro per pagare le spese di acquisto di una casa col mutuo al 100%.

Se avessi avuto una famiglia come la loro, anche io avrei fatto lo stesso.

Giusto per la cronaca, le detrazioni fiscali ammonterebbero nella migliore delle ipotesi a 991,60€ in tre anni, cioè 330,53€ all’anno, cioè un risparmione di 27,54€ al mese!

Grazie Ministro Tommaso Padoa bum-bum Schioppa; ora il mio futuro è davvero molto più roseo…

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Dell preinstalla Ubuntu nei suoi pc ! ! !

Oggi é un gran giorno per il movimento FOSS (Free and Open-Source Software); da oggi DELL, il secondo produttore mondiale di pc (il primo è HP, ma il vantaggio è risicato…), propone nel proprio e-shop alcuni modelli con Ubuntu quale unico sistema operativo installato!

Le voci si rincorrevano da tempo, ma l’evento è di una portata tale da guadagnarsi ampio rilievo in tutto il web.

Oggi è davvero un gran giorno…

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Evviva! Anche noi avremo il Partito Democratico!

Fassino e Rutelli che piangono di emozione, oh che tenerezza…

Il leader dei Democratici di Sinistra ne ha fatto una questione di coerenza: dato che il suo partito con la sinistra non ha più niente a che spartire ha pensato di rimuovere lo scomodo fardello.

Sai com’è, dire che sei di sinistra è una noia, devi sempre far finta di stare dalla parte dei deboli, degli oppressi, degli emarginati.

Molto meglio dire che sei democratico; tutto più generico, più comodo. Se sei democratico nessuno potrà mai venire a obiettare nulla.

Cosa vuoi? Io sono democratico, tu? Non sarai mica contro di me? Non sarai mica antidemocratico?

Allo stesso modo il mitico fondatore della Margherita un bel giorno ha letto il logo del suo partito ed è saltato sulla sedia: Democrazia è Libertà?! Come Democrazia è Libertà!?

Democrazia è andare a votare un partito e poi i deputati li nomina il partito; democrazia è delegare alla politica ogni decisione senza mai chieder conto.

Zac! Via pure la libertà.

Lo chiameremo Partito Democratico!

Alla fine non è che possiamo poi protestare più di tanto; se sti due partiti dovevano fondersi non c’era altro modo, dato che non hanno altro in comune se non quella singola parola nel nome…

Festeggiamo dunque! Anche noi avremo il Partito Democratico!

Con un po’ di pazienza dall’altra parte metteranno su il Partito Repubblicano e finalmente potremo definirci a pieno titolo una colonia degli USA.

Non che sia un gran danno; nei fatti lo siamo sempre stati.

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La guerra di indipendenza dal software proprietario .

7.04 è la versione di Ubuntu-Linux appena rilasciata.

7.04 indica che il rilascio è avvenuto nell’aprile del 2007, ma se si legge all’americana questo numerino significa 4 luglio.

E in america 4 luglio significa Dichiarazione di Indipendenza e vittoria nella lotta per la libertà; un ottimo presagio per il “Cerbiatto Esuberante”, nome in codice di questa versione di Ubuntu.

Se è vero che la libertà è data dalla conoscenza, è altrettanto vero che chi mi tiene nascosto qualcosa lo fa per limitare la mia libertà.

Lunga vita quindi al software libero e un grande applauso a questa spettacolare Ubuntu-Linux 7.04!

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La rivolta del popolo minuto .

Anche se tutti i tg hanno cercato di minimizzare l’accaduto definendolo “Lo show di Grillo”, ieri ha avuto luogo un evento senza precedenti.

Per la prima volta in Italia, e probabilmente nel mondo, i piccoli azionisti di una multinazionale hanno gridato in faccia ai colletti bianchi di vergognarsi e di dimettersi per manifesta incapacità manageriale.

Giuseppe Grillo, diplomato in ragioneria e di professione comico (così lui continua imperterrito a definirsi), raccoglie da mesi le deleghe di migliaia di piccoli azionisti per ottenere una quota di maggioranza e licenziare l’attuale CdA, restituendo l’azienda più importante del Paese ai suoi legittimi proprietari, gli azionisti.

Se sei un azionista di Telecom Italia qui puoi sapere come delegare la tua rappresentanza a un comico con due palle così.

Se non sei un azionista Telecom Italia e hai qualche euro che ti avanza vai in banca, compra una piccola quota di azioni e delega Grillo; se non hai euro in esubero cerca di dare massima diffusione all’iniziativa.

Ho la sensazione che ieri abbiamo assistito alla prima puntata di una bellissima quanto incredibile rivoluzione.

Senza perdere mai la voglia di ridere . . .

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Storica vittoria dell”Associazione Software Libero !

La legge c’é: prima di acquistare software proprietario, la pubblica amministrazione deve verificare la disponibilità di un equivalente libero.

Detto fatto, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali fa un ordine a Microsoft per 4,5 milioni di euro, a occhio e croce 10 copie di Vista… :-D

L’Associazione per il software libero impugna quindi tale decisione e la porta a giudizio al TAR del Lazio.

Il Ministero si accorge di non poterla fare franca e ritira l’ordine.

Musica per le mie orecchie…

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iTunes Store senza lucchetti. Chissenefrega, anche se . . .

Sta rimbalzando un po’ dappertutto la notizia che il music-store di Apple venderà i brani del colosso EMI liberi dalla antipatica tecnologia DRM.

La notizia pesa eccome e non certo per la possibilità di ascoltare le canzoni su dispositivi differenti dall’iPod.

L’importanza della novità é da un’altra parte: i lucchetti digitali vengono abbandonati perché hanno causato un calo delle vendite tale da rendere la difesa estrema del copyright antieconomica!

Sono convinto che le canzoni drm-free saranno di gran lunga più vendute di quelle chiuse, anche se (solo inizialmente secondo me) costeranno circa il 30% in più.

Le canzoni sono state solo la prima puntata; la guerra per la tutela dei contenuti (e degli interessi delle majors) prosegue e coinvolgerà films, televisione fino alla stessa internet.

Che dire? Uno a zero per noi. Palla al centro.

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